Museo Archeologico Nazionale VENOSA


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Il Castello Pirro del Balzo

Costruito su un sito precedentemente occupato dalla prima Cattedrale venosina, il castello fu edificato da Pirro del Balzo, tra il 1460 e il 1470. Il Castello fu costruito per il contrasto sorto fra Giovanni Antonio Orsini e Pirro del Balzo, il quale, divenuto signore di Venosa per il suo matrimonio con Maria Donata Orsini, non era molto amato dai venosini.

Durante la prima fase realizzativa voluta da Pirro del Balzo, furono innalzate parte delle torri cilindriche, che segnavano gli angoli della pianta quadrangolare, e l’imponente cinta muraria. Al 1553, periodo del vicereame spagnolo, risalgono invece la realizzazione del fossato, i bastioni e la loggia interna su pilastrini. Al XVII-XVIII secolo risale tutta l'ala nord-ovest del castello. L’aspetto originario del castello era, quindi, ben diverso da quello attuale.

La successiva storia del castello è legata alla proprietà di eminenti personaggi venosini. Nel corso dei secoli afferì come feudo a varie famiglie, fra le quali quella di Carlo Gesualdo principe di Venosa e grande madrigalista.

Oggi l'interno del castello è utilizzato in parte dal Museo Archeologico Nazionale. Questo contiene una scelta di materiali volti a connotare lo sviluppo storico della città e del territorio su essa gravitante, dalla fase preromana al tardo impero e ai normanni. Dal cortile interno del Castello si sale al loggiato aperto al tempo della trasformazione del fortilizio in residenza; di qui si passa nella Biblioteca comunale e nei due saloni di rappresentanza, dalle volte dipinte con soggetti allegorici.


Il Museo

Il museo è dedicato alla colonia romana di Venusia, patria del poeta latino Orazio, fondata nell'anno 291 a.C. ed espone, nei camminamenti sotterranei che collegano i bastioni del Castello Aragonese, reperti che illustrano la storia politica e culturale dell’area.

Il Museo, inaugurato nel 1991, ospita i reperti rinvenuti nelle aree archeologiche di Notarchirico e di Venusia. L'esposizione è suddivisa in cinque interessanti sezioni, che scandiscono la storia in modo diacronico dalla fase preistorica, alla fase della romanizzazione, al periodo compreso tra la fine dell'Età repubblicana e l'Età augustea e fino al periodo tardo antico ed alto medioevale.

Nel bastione nord del castello è allestita una mostra permanente dedicata alla fase preistorica. Qui sono state ricostruire le fasi più antiche della storia di Venosa, come testimonia il frammento di femore di homo erectus (circa 300.000 anni fa), uno dei più antichi rinvenuti in tutta Europa.

Nella prima sezione vi sono reperti provenienti dal santuario di Fontana dei Monaci a Banzi e dalla necropoli di Lavello, tra cui il noto askòs Catarinella a decorazione policroma, che rappresenta un funerale indigeno celebrato secondo le antiche usanze romane.

La storia politica e culturale romana, con la nascita e la vita di Venusia fino alla fine dell'impero, è ampiamente illustrata e testimoniata dalla presenza di monete, elementi di decorazione architettonica e ceramiche. Particolare spazio è dato alla raccolta epigrafica, sia per quanto riguarda l'aspetto funerario che quello inerente alle opere pubbliche realizzate dai magistrati di Venusia. Il corpus epigrafico oltre a descrivere il riassetto della colonia nel I secolo a. C., diviene importante testimone del templum augurale di Banzi: questo è ricostruito nel Museo, con cippi iscritti per trarre gli auspici, e da un frammento della famosa Tabula bantina, con testi legislativi su entrambi i lati, rinvenuto nei pressi di Oppido Lucano nel 1967. Le epigrafi, alcune delle quali ricordano magistrati impegnati nel rifacimento di strade o nella costruzione di infrastrutture come l’acquedotto, sono soprattutto di carattere funerario con un notevole numero di cippi iscritti, stele centinate, coperchi di arca (la c.d. “arca lucana”), monumenti funerari con busti e statue a grandezza naturale e ricchi fregi dorici, che dal I a. C. fino al IV secolo d. C. costituiscono una preziosa testimonianza della stratificazione sociale della città.

L'ultima sezione riguarda il periodo altomedievale fino all'arrivo dei normanni: qui vi sono esposte epigrafi ed arcosoli, testimoni diretti dello stanziamento di una comunità ebraica tra il IV e il IX secolo.


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