Sede Espositiva di TRICARICO


Tricarico 1

Tricarico 2

Il palazzo Ducale

Il palazzo ducale di Tricarico ospita attualmente nel salone degli stemmi, una mostra permanente di reperti archeologici del territorio tricaricese e delle aree circostanti.

Il palazzo è stata la dimora dei conti di Tricarico dopo la donazione del castello normanno alle Clarisse per insediarvi il convento di Santa Chiara. L'impianto originario va quindi collocato agli inizi del Trecento. La struttura è quella tipica dei castelli, con una fortificazione esterna munita di torri e di un portone di accesso che si apre sulla corte inferiore, un secondo portone che si apre sulla corte superiore. La struttura originaria di castello propriamente detto è stata però celata da ampliamenti successivi, realizzati soprattutto dopo il 1631, anno nel quale il feudo venne acquistato da Ippolito Revertèra, duca della Salandra che spostò la sua residenza da Miglionico a Tricarico.

Gli ampliamenti e modifiche si sono estesi fino ad inglobare parzialmente il Seggio della nobiltà nella piazza sottostante (oggi piazza Garibaldi) e le torri lungo la cinta muraria della fortificazione cittadina, una delle quali, la più grande e che oggi è in parte crollata, è di probabile realizzazione normanna. Nella celeberrima stampa di Tricarico del 1605, di Braun e Hogemberg, l'edificio è ancora indicato come "castello del Prencipe" mentre con l'avvento dei duchi Revertèra ha acquisito l'attuale denominazione di palazzo ducale. Proprio la famiglia Revertèra, nel Settecento, abbellì una saletta dell'edificio con un controsoffitto ligneo dipinto con scene della "Gerusalemme liberata".


Storia del territorio del Medio Basento

Le sale del palazzo ducale che ospitano la raccolta di reperti archeologici testimoniano l’importanza che l’area del Medio Basento assunse fin dall’età arcaica come punto strategico di comunicazione viaria.
Da qui transitarono popoli, culture, etnie e merci che congiunsero il mar Tirreno con lo Ionio. In epoca antica le vallate fluviali della Basilicata, hanno rappresentato le principali vie di comunicazione della regione. Per tale motivo, le aree interne, in gran parte montuose e ricche di boschi, sono segnate fin dalla prima età del ferro (IX sec. a.C.) da piccoli insediamenti di altura posti in posizione strategica di controllo del territorio e degli itinerari.
Nel corso del VII sec. a.C., con la fondazione delle colonie greche sullo Ionio e dei centri etruschi della Campania, le popolazioni indigene stanziate lungo la valle del Basento, stabiliscono intensi e fecondi contatti con quelle grandi realtà culturali. I santuari, posti ai confini dei territori greci, sono le aree privilegiate per l’incontro con le genti indigene; l’avvio di relazioni commerciali stabili tra mondo greco della costa ionica e greco ed etrusco del litorale tirrenico, consente un notevole salto di qualità dal punto di vista economico e sociale, con la conseguente formazione di vere e proprie aristocrazie.
A partire dal VI sec. a.C., attraverso il Basento, giungono merci e beni di prestigio prodotti nelle città greche e tesaurizzati dalle elite anelleniche per essere deposti nelle sepolture, come gli elmi di tipo corinzio da Ferrandina, Irsina e Croccia Cognato, ambre figurate da Tricarico, vasi attici italioti da Miglionico, Montescaglioso e Tricarico. Nel corso della seconda metà del VI sec. a.C., questo territorio è oggetto di un profondo processo di ellenizzazione che investe anche la sfera della religiosità.
Ad un crescente interesse dei coloni greci, verso le aree interne, si deve lo sviluppo, in forme greche, del santuario indigeno di Garaguso che diviene luogo di interscambio culturale e punto di riferimento economico e religioso per l’intera area. Contestualmente le aristocrazie indigene adottano usi e costumi desunti dal mondo greco, come il banchetto con le carni arrostite, il consumo del vino, con ricchi servizi da mensa in bronzo e in ceramica. Ne sono testimonianza le fastose sepolture della necropoli di Tricarico – Serra del Cedro, dove è evidente la consuetudine di segnalare il rango e la ricchezza attraverso l’esibizione funeraria. Dagli inizi del V sec. a.C. il processo di ellenizzazione delle comunità indigene lungo la valle del Basento, può dirsi compiuto. Si affermano modelli di comportamento incentrati sul cerimoniale greco per eccellenza: il simposio, basato sul consumo del vino e sulla religiosità dionisiaca.
Oltre a Dionisio, quasi onnipresente sulle raffigurazioni della ceramica attica e magno greca, si diffondono credenze religiose di tipo salvifico che promettono una nuova vita nell’aldilà. Il mito di Eos, l’Aurora, che rapisce il giovane innamorato Kephalos, rappresentato su un ventaglio di ambra rinvenuto a Serra del Cedro, allude al rapimento dell’anima e alla speranza di salvezza dopo la morte. Tra la fine V e la prima metà del IV sec. a.C., profonde trasformazione coinvolgono gran parte del mondo indigeno dell’Italia meridionale.
Gruppi di guerrieri di stirpe osco-sannita si infiltrano lentamente nelle comunità preesistenti. Ben presto tale fenomeno darà origine all’ethnos dei lucani. Nell’area gravitante lungo la valle del Basento, i Lucani si organizzano in una fitta rete di abitati fortificati da possenti mura, poste su alture a controllo del territorio e collegati tra loro dai percorsi della transumanza. Gli abitati principali sono: Civita, Serra del Cedro di Tricarico e monte Croccia.
Ad essi fanno capo le numerose fattorie sparse lungo le fasce collinari più basse lungo i margini delle fertili vallate fluviali. Testimonianza di tale unità produttive sono i ridotti gruppi di sepolture databili alla seconda metà del IV sec. a.C., i cui corredi rimandano al sistema di valori che permea la società lucana.
Al ruolo guerriero alludono le armi in tombe maschili, mentre in tombe femminili sono attestati i contenitori da toletta e il vaso nuziale. Piccoli luoghi di culto a carattere rurale, spesso legati ai cicli agrari, in cui predominano le figure divine di Artemide, Demetra e Persefone, sono presenti nel territorio degli insediamenti antichi. La salda organizzazione territoriale costituita dai Lucani, nei territori interni e montuosi della regione e la formazione di una aristocrazia guerriera, sono il presupposto per la crescente contrapposizione tra genti italiche e città greche.
Le basi logistiche di ogni operazione militare dei Lucani contro le città greche della costa, dovevano essere quegli insediamenti fortificati ubicati all’interno della regione. Civita di Tricarico è uno tra gli abitati fortificati più importanti del territorio. Ubicato a pochi chilometri a sud di Serra e di Rossano di Vaglio, in posizione strategica tra i fiumi Bradano e Basento, a controllo degli itinerari che dalla costa ionica risalivano le due vallate, si sviluppa nella seconda metà del IV sec. a.C.

Civita racchiude una serie di terrazzi collinari estesi per circa 47 ettari. L’acropoli del centro, difesa su un lato naturalmente e sull’altro dalla fortificazione, risulta inespugnabile in caso di assedio, mentre i due pianori sottostanti sono adatti sia ad una urbanizzazione estensiva, sia alle colture. Un altro centro fortificato di fondamentale importanza è Croccia Cognato.
L’insediamento antico si sviluppa su una altura a 1150m. s.l.m. , che domina i centri di Civita di Tricarico, Serra del Cedro, Accettura, Albano. Un’area di circa 6 ettari è racchiusa da un imponente sistema difensivo. Il lento declino di questi insediamenti fortificati coincide con la pressione romana nel territorio: l’abbandono di abitati e fattorie sembra ricollegarsi al dissesto della Lucania provocato dalla II guerra punica, con la confisca di molte proprietà appartenenti a genti lucane.
La nuova organizzazione romana si basa ora sui centri urbani di Venosa e Grumento e sul sistema di ville a prevalente vocazione produttiva sparse nel territorio ormai occupato dal latifondo. Nel territorio del Medio Basento, alcuni esempi sono costituiti dalle ville di Sant’Agata e Calle di Tricarico.
La prima presenta ambienti pavimentati con mosaici policromi ed un ampio deposito con grandi contenitori interrati adatti a contenere derrate alimentari (olio, vino, cereali); la seconda sembra essere una villa con quartiere termale connessa ad un grosso borgo agricolo dotato di strutture artigianali con fornaci per vasi e tegole. Con il V sec. d.C. comincia anche la fase di abbandono di ville e agglomerati agricoli.

Il museo propone reperti che testimoniano il valore di un’area snodo centrale del transito di numerosi popoli e civiltà. I materiali raccolti dimostrano che la forza del Medio Basento era costituita dai rapporti tra i vari insediamenti distribuiti a presidio del territorio.

scheda info Tricarico




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